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Blockchain al servizio dell’industria cosmetica

Blockchain al servizio dell’industria cosmetica

In che modo può interagire la tecnologia Blockchain e migliorare i processi produttivi nel campo cosmetico? Ne abbiamo parlato con Davide Facchini, fondatore di INT.E.G.RA. ed esperto del settore a trecentossanta gradi.

Come e quando hai iniziato ad occuparti di cosmetica?

Ho cominciato a lavorare nel settore cosmetico da bambino. Sono figlio d’arte. Mio padre e mia madre ci lavorano da sempre e mi hanno coinvolto dall’inizio.  A 11 anni, col “pentolone di famiglia” mi divertivo a produrre lo shampoo. Il gioco poi si è fatto serio e sono passato a lavorare nella azienda di mio padre, La Res Pharma.

Dai primi esperimenti, ad esperto del settore cosmetico…

Essere cresciuto sin da piccolo nell’ambiente è stato certamente un trampolino importante. Negli ultimi vent’anni mi sono occupato di servizi per l’industria cosmetica proprio grazie all’esperienza che mi sono fatto nella azienda di famiglia. Ho acquisito la competenza necessaria per poter camminare con le mie gambe nel settore. Nel 2000 ho fondato INTEGRA, società specializzata in servizi e soluzioni all’industria cosmetica. Va da sé che, facendo consulenza si acquisiscano competenze.

In che modo tecnologia ed industria cosmetica si incontrano e possono crescere insieme?

Quando ho iniziato, vent’anni fa, parlavo di test in vitro e software al servizio della produzione. Le mie parole suonavano pioneristiche. Oggi è evidente come i software siano indispensabili per dare soluzioni ai clienti, per risolvere le problematiche regolatorie. Per questo abbiamo sviluppato, con INTEGRA, un nostro software, Dossier Manager. Un metodo di gestione dell’area regolatoria. Una soluzione che aiuta a gestire e mantenere la documentazione secondo le norme richieste, prima dall’Italia, ora dall’Europa, dal punto di vista tecnico/normativo in particolare.

Il software, infine, produce il PIF. In che modo Blockchain può interagire e venire in soccorso alle esigenze di una azienda?

Sicuramente in tema sicurezza. Un documento così importante e riservato raggruppa moltissime informazioni. E’ un documento sensibile e sensibilmente va trattato, e protetto. Sino ad oggi strumenti come Blockchain non esistevano. In prima istanza mi verrebbe da dire che questo tipo di tecnologia potrebbe limitare i danni dell’errore umano. Banalmente, se in un passaggio produttivo, un operatore elimina erroneamente un file, con Blockchain è recuperabile. E si può risalire all’errore. Integrando ai nostri software il sistema Blockchain elimineremmo anche la miriade di cartelle protette che ora salvano i dati. Guadagnandone anche in sicurezza.

Blockchain potrebbe anche essere utile per proteggere la segretezza delle formule?

Quello della contraffazione è un problema molto sentito. Tutte le aziende hanno l’esigenza di mantenere riservate le informazioni sulle loro formule.  Per questo salvare in modo sicuro il PIF è fondamentale, considerando che il documento contiene i “segreti” di un prodotto, dalle materie prime utilizzate per produrre un cosmetico, dai fornitori per procurarsele, sino alla formula finale. In cosmetica, forse più che nel settore farmaceutico, c’è una grossa sensibilità su questo aspetto. Addirittura molti nostri clienti ci chiedono di non entrare nei loro archivi. E se lo chiedono a noi, che siamo lì per fare assistenza…

 

Davide Facchini – Fondatore di INTEGRA

Rimanendo legati al tema certificazioni e segretezza. Blockchain potrebbe supportare la reimmissione di prodotti sul mercato, o mercati “paralleli”?

In campo farmaceutico è fondamentale, prima di reimmettere sul mercato prodotti di rientro, ricertificarli. La Blockchain è uno strumento utilissimo. In cosmetica la ri immissione di prodotti avviene, ma con numeri meno imponenti. I produttori sentono però che il valore del loro prodotto, e la sua differenziazione rispetto a quelli dei competitors, è fondamentale per un discorso di qualità. Questa attenzione, in alcuni casi specifici, si concretizza con una ulteriore certificazione dei prodotti stessi. In questo senso la Blockchain arriverebbe in soccorso. Ricertificare elimina ogni dubbio sulla provenienza di un cosmetico. Nel settore farmaceutico questa attenzione estrema è legata alla salute dell’utente finale. Vero che un farmaco contraffatto o reimmesso su mercati paralleli potrebbe dare effetti collaterali, cosa che raramente accade con un cosmetico, vero è anche che il cosmetico, se di gradimento all’utente finale, può essere utilizzato tutta la vita. Un farmaco solitamente lo prendiamo sotto prescrizione medica. Difendere le formule ed evitare che vengano reimmessi su mercati paralleli prodotti non certificati è fondamentale. Salvaguarda la fidelizzazione dell’utente finale, in un certo senso. Una esigenza che rientra ovviamente in un discorso generale di tutela della certificazione e della documentazione.